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La tipica pavimentazione, introdotta da Papa Sisto V nel 1585, costituisce un elemento caratteristico ed identitario della città di Roma. Sampietrino è sinonimo di bellezza,di storia, di un passato di Roma che dobbiamo preservare compatibilmente con le esigenze di una città moderna in cui gli spostamenti su gomma costituiscono  – ahimè – il pilastro della mobilità cittadina.

Come migliaia di cittadini mi sposto spesso in scooter e per questo conosco bene i sampietrini e la loro pericolosità: tendono a saltare, risultano scivolosi e formano avvallamenti. Insomma, belli ma pericolosi e per questo amati e al contempo odiati dai romani.

Il problema c’è, non si può negare. Per tale ragione l’amministrazione ha deliberato il cd. “piano sampietrini” che prevede la rimozione della tipica pavimentazione da 68 strade, la riqualificazione di alcune pavimentazioni in luoghi di pregio ed il ripristino del sampietrino su alcun strade come, ad esempio, Via del Corso e Via Condotti.

Credo che la rimozione dei sampietrini sia una scelta dolorosa ma necessaria, purché gli interventi siano circostanziati alle sole strade ove tale pavimentazione risulti oggettivamente pericolosa e difficile da manutenere. Abbiamo il dovere di pretendere che l’identità della nostra città non venga barattata per via dell’incapacità di prendersi cura delle nostre strade.

Foto di djedj da Pixabay
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